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Dirai di me
d’aver incontrato un vortice
di cui essenza
di vita m’ha sfiorato
e non del tutto sfamata
ma a rendere sacchi da portare
ad ogni angolo.
Perchè s’accanì con me?
Eppure ho amato tutte le rose
e fiori di campo e anche rovi
e i colori sfasato dentro i pennelli
dall’oscurità.
È vero ho cavato spesso
nell’incertezza della vita,
nell’essere così fragile, romita…
spoglia di tutto, eppure
ho combattuto.
Continuato salite e discese
e rupi e alta marea
senza fermarmi o arrendermi,
sfidando ogni sorte.
Ancora adesso che voglio dalla vita,
che resto attaccata a quel trifoglio
in cui ho creduto di ricevere
tutto, quel giorno, dal mondo
e da te, che sei apparso
come un fumetto,
e di stornelli e storie che poi abbiamo riso.
Sognato su quei sogni che l’oblio
ha portato via per sempre,
ma resta quel dono che abbiamo
di vedere il mondo migliore,
e del resto… che vada a quel paese!

La nebbia non compenetrava immagini,
lassù stamattina.
Case perdute tra il verde,
intimo tepore
scolorito oggi da passi di bruma.
Ho guardato dentro al cuore e
voglia di profumi richiamati
ed ecco sul tavolo ad esaltare
l’anima,
arance e gialli limoni
ed un mazzetto di fiori
di rose, rametti ornamentali a bacche
e frastagliate foglie cauline di rosalaccio
gentile nei suoi colori, e tre
calle come porcellana.

Tace la terra
ha già
gettato le sue parole
corone di fiori oggi sui cuori
sconfitti.
Il vento alza le bandiere.
E cento pianti e ancor di più
si trema col cuore in mano,
c’è speranza?
Ancora c’è speranza, urla
un gemito oltre la valle dell’eco.

 

La mia vita non sa riemergere,
soffoca,
in quella gora
chiamata “non-libertà”.
La mano che mi tendi
lacera adesso il cuore
non sei presente quando sto male
ed io che nell’immagine non sento
respirare voce alcuna
così che piena di pensieri o
svuotata d’anima
arranco il passo
verso il tramonto,
mentre scendono languide lacrime
che bagnano senza pietà la strada.
Adesso,
forse non è tardi amore mio,
lasciarsi andare senza tracce
ne usura di questo tempo
che ha spiato i nostri angoli più bui.
Dimenticare non serve se
fuoco ci sarà ogni giorno, mentre
gli occhi nel vuoto domani si perderanno.

L’ultima foglia si addormenterà,
non può scegliere dove giacere,
timida, strappata al suo volere.
Guarderà tutto l’azzurro
nuvole che vanno a riposare
tra stelle ora abbuite,
lo sguardo della luna
grida la notte.

Sente l’eco dei battiti ancora,
quella semplice vita attaccata
che grande aveva, nell’essere un albero.

Sono uscita in giardino,
gradevole pitosforo in fiore
mi ha abbracciato.
Il chiurlare della cucca
ho inseguito
in questo fresco calore notturno.
S’apre l’anima
che mi porta indietro nel tempo
quando da bambina
ascoltavo
come un lamento
venire da lontano
e seguivo il canto
andarsene poi pian piano.

 

Tu

Tu sai sfogliare
i miei giorni
senza fine.
Sai cogliere
i gesti più antichi
dell’essenza
d’un amore che brilla
quando mi guarda,
ed io
so solo sognare
negli occhi tuoi
quella luce
che illumina il tempo.

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