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12 – IL PENSIERO S’INFRANGE TRA LE NUVOLE – Sentii uno sparo e vidi cadere un uomo. Provai una immensa paura che mi tolse il fiato. Non pensai a nulla, solo correre verso quell’uomo: Era Andrea, era a terra! Più che correre mi sembrò di volare, mi gettai su di lui, affranta: “Cosa ti hanno fatto”! Si sollevò, proprio in quell’attimo, mentre una furiosa protesta di alcuni uomini, lì presenti, urlavano: “Signora, che cosa sta facendo? Ha rovinato il filmato!”. Andrea si girò e, per nulla arrabbiato, mi sorrise, credo per svariati motivi. Probabilmente perché mi ero preoccupata, ma anche per l’equivoco che si era creato. Di riflesso mi diedi della stupida: eravamo in un set! Cercando di giustificare il mio comportamento riuscii a sussurrare solo “Scusa” e rivolgendomi agli altri operatori che sicuramente avrebbero voluto linciarmi, “scusate veramente… avevo capito male, scusate” e scappai via da quell’impaccio grossolano e maldestro che avevo combinato. Mentre sentivo i cameraman dire: “Ricominciamo, ma guarda questa, sicuramente una squilibrata!”, tornai a riprendere gli indumenti e quello che avevo lasciato e fuggii in lacrime verso casa.
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11 – IL PENSIERO S’INFRANGE TRA LE NUVOLE – Sei mesi dopo, erano i primi di ottobre, il sole scaldava ancora l’aria, al sud l’estate si protrae più che l’autunno. La città paupulava di gente nelle strade. Gli alberi avevano ormai le foglie arancioni e gialle, molte svolazzavano col vento, un vento dolce, carezzevole. Tutto mi sembrò surreale, cosa stava accadendo? Mi chiedevo come mai questo trambusto, perché raramente era viva così la città. Poi qualcosa mi fermò, un grande manifesto con una foto di un uomo annunciava i giorni di ripresa di un film, girato proprio nella mia città. Ebbi così la mia risposta. Non ero venuta a conoscenza di un avvenimento così eccezionale, poi mi ricordai che non ero in città da due giorni, comunque nessuno mi aveva avvisata. Accesi una sigaretta dal mozzicone di quella che stavo già fumando quando lessi il nome di Andrea Belfiore.
Le transenne non mi fecero passare. Guardavo da lontano gli strumenti pronti per le riprese. Ero come impazzita, volevo vederlo! Senza farmi notare oltrepassai ogni ostacolo, scivolavo come un camaleonte, poi finsi di essere una comparsa, mi tolsi la giacca, tolsi la maglietta per restare con una molto scollata che indossavo di sotto, presi il rossetto e mi caricai le labbra di rosso, slegai i capelli e, finalmente quando la trasformazione aveva preso un certo aspetto, cercai tra tutti il suo volto.
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10 – IL PENSIERO S’INFRANGE TRA LE NUVOLE – Quando finimmo l’intervista, sembrava che tutto fosse finito lì. Due mani che si stringono, due volti che forse non si vedranno più! Dalla sua voce calda arrivò: “Un grazie e un felice di averti conosciuta”. Avevamo passato un ora e mezza insieme e parlammo anche di altre cose, banali forse, ma con lui niente era banale. Tutto prendeva una strana forma con i suoi occhi luminosi e profondi, con la sua determinata placida calma, il contrario di me che ero un pugno di nervi che vagavano nel mondo, davvero nulla di lui era banale. Ma tutto ha un inizio ed una fine, quando… nell’oltrepassare la porta mi disse a voce alta: “Conosci un buon posto per cenare?”. Non avevo ben capito e quell’invito mi si aprii come una porta che mi fece battere il cuore. “Cosa voleva? Non seppi rispondere, lui aggiunse, intesa la mia incertezza: “Non ti preoccupare se non puoi, sarà per un’altra volta, magari capiterà!”. Lo guardai avvicinandomi di più e gli dissi che avevo già preso un impegno e che mi dispiaceva. Ragionai con la testa, il cuore gli avrebbe risposto subito di si! Sentivo i miei passi rintronare sui pavimenti, mentre me ne andavo. Intanto lui rientrò nella sua stanza d’albergo. Avrei perso in partenza se avessi accettato, anche se mi sentii come svuotata ero fiera di me, per non aver ceduto. Nel caldo silenzio che seguì, solo l’odore del mare e della sigaretta che avevo acceso mi fecero stare meglio, poi presi la macchina ed andai a casa. Se è destino, pensai, lo rivedrò, si lo rivedrò…
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9 – IL PENSIERO S’INFRANGE TRA LE NUVOLE – Quel giorno ero andata ad intervistare un attore italiano, attore soprattutto di fiction, un uomo dagli occhi profondi, moro e alto, dalla bellezza siciliana. Mi ero vestita carinamente anche se al mio modo sempre trasandata. Non badavo molto all’apparenza, mi piacevano di più i particolari. Quando i suoi occhi marroni incontrarono i miei occhi verdi avvenne qualcosa, non sapevo spiegarmi cosa stessi provando, di fatto era che era troppo bello per me, troppo tutto! Eravamo nella hall del suo albergo, quando cominciai l’intervista…
Nato a Catania nel 1965, diventa uno dei primi veejay italiani, in campo cinematografico lavora con i migliori registi e diventa un volto noto soprattutto per le sue numerose presenze in serie televisive di successo. Andrea Belfiore… era davvero bello!
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8 – IL PENSIERO S’INFRANGE TRA LE NUVOLE – Angela: E’ finalmente è sabato, …non ho voglia di alzarmi, però il sole è alto, la vita va avanti anche senza di me e se sto a fissare le pareti non troverò nulla di quello che mi serve. Allora mi alzai, decisi di farmi un caffè e di accendermi la mia compagna sigaretta. Siamo a fine marzo è l’aria è ancora fredda anche se c’è un po’ di sole. Mi chiedo quando l’insoddisfazione supera certi limiti dove può arrivare la nostra anima? Quando si resta soli, la compagnia di se stessi non può bastare, non deve bastare. Ma le cose capitano quando devono capitare, oppure siamo noi che coltiviamo il nostro campo? Tante domande, ed è un sabato, uno qualunque… il telefono squillò all’improvviso, vibrò nella stanza e l’eco dei pensieri e, dei miei perché se ne andarono altrove. Risposi…
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7 – IL PENSIERO S’INFRANGE TRA LE NUVOLE – Angela girò per tutto il giorno per trovare notizie importanti, cercando di cogliere informazioni, ma non ne cavò molto. Infine si sedette su una panchina di fronte ad una chiesa… Un vecchio dall’aspetto sereno e perbene si sedette accanto a lei e con il suo bastone di legno disse qualcosa riguardo la vecchiaia col sorriso in volto. Mi girai verso di lui e cominciammo a parlare. Io: “Non sono solo gli anziani ad avere problemi!”: “Si, ma io”, rispose, “ho la bellezza di 94 anni, ho vissuto una bella vita e certamente non posso lamentarmi”. Mi parlò della sua famiglia, dei suoi figli e nipoti, del suo lavoro e della sua epoca. Le parole scivolavano come se eravamo dei vecchi amici che si erano rincontrati dopo tanto tempo, nonostante la differenza di età. Tutto questo mi riportava ad una realtà pensando a come ai giorni d’oggi le persone sono diffidenti, come sono stanche già della vita e non hanno neppure trent’anni e già si sentono decisamente vecchi. Non colgono nulla dalla vita o dalle persone con cui interagiscono, perché non si fermano a socializzare in maniera sana e, del giorno che finisce non gli resta molto questo si vede e si sente dalla loro insoddisfazione. Ci salutammo come se ci saremmo visti chissà dove, chissà come. Ricca di quelle storie dette con tanto amore ci salutammo. “Arrivederci è stato bello conoscersi!”.
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6  – “Marco…”, prorompe Angela, entrando affaticata ed estasiata, nello studio dove lavora. Ho uno scoop da farti vedere, anziani trattati come fossero veri parenti in una casa di cura che si chiama: “Villa del riposo”.
Lui ci pensò qualche secondo, con la mano sul mento e poi disse: “Ma che scoop è questo? Tutti dovrebbero trattare gli anziani in questo modo!”. “Dici?, ribatte Angela, “ma non è così, qui non si deprimono e non si lasciano morire; hanno trovato un luogo dove è possibile socializzare, così si sentono rinascere. Ho parlato con loro, ed anche se sottratti dal loro ambiente, si sentono trattati tutti con amore. accolti in un ambiente socialmente stimolante, migliorano la propria vita. E se la casa di riposo propone attività stimolanti, si può davvero rinascere!”.
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Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Quelli con la gonna che strascica un po' per terra, gonfiata sul di dietro dalla tournure? Quelli con i corsetti strettissimi e i colletti alti che solleticano il collo? Ecco. Io non vorrei indossare altro.

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